ALPINO BORRI SEBASTIANO in RUSSIA
4° Regg.Art:alpina-gruppo Mondovì
ALPINO Borri Sebastiano Panettiere
Nato a Sommariva
Bosco,soldato di leva classe 1915 del Distretto di Mondovì,è chiamato alle armi
nel 4° Regg.Art:alpina-gruppo Mondovì il 16 Aprile 1936.
Il 3 Aprile 1937
è inviato in congedo illimitato.
Il 17 Agosto
1939 viene richiamato alle armi per esigenze eccezionali e aggiunto al 4°
Regg.Art.Alpina
L’8 Febbraio
1940 è inviato in Lic. Straordinaria
Il 16 Maggio
1940 è richiamato alle armi e mobilitato in territorio dichiarato in stato di
Guerra.
L’11 Giugno 1940
parte per l’Albania(si imbarca il 20 Ottobre a Bari sul Piroscafo Piemonte e il
30 sbarca a Valona).
Il 12 Giugno
1941 ritorna in Italia con il Piroscafo Puccini e sbarca a Brindisi.
Il 21 Giugno
1942 è inviato in Russia.
Scrive alla sorella
Anna , alla mamma e ai fratelli nel periodo tra il 25 Settembre e il 25 Ottobre
1942.
Il 1°Marzo 1943
viene dichiarato disperso nei fatti d’armi svoltisi in Russia.
Il 1° Giugno
1943 la dichiarazione di irreperibilità è rilasciata dall’Uff. Mobilitazione
del 4° regg.Alpina
Borri Sebastiano è il primogenito di Domenico detto Mini e
di Cornaglia Domenica, nasce il 6 Giugno 1915 a Sommariva del Bosco e avrà dei
fratellini che nasceranno nel 1919 Felice, 1921 Anna, 1924 Mario, 1925 Luigi.
Il padre, Mini era della discendenza dei Trèdì
soprannominati così poiché il “Cé”(il nonno) si tagliò due dita con la
“faussia”(falce messoria).
Mini racconta:
Mio padre ,Felice, era un uomo semplice e di grande fede. Sicuramente
lo ammiravo per la sua laboriosità e
rettitudine ma già da bambino mi sentivo
diverso da lui.
Quando nonno Bastian si tagliò due dita con la “faussia”, avevo
dodici anni,eravamo nel 1900 e lo adoravo.
I cavalli erano all’ombra del grande “mo” gelso dei Pralot e ogni
tanto nitrivano perché infastiditi da qualche tafano. Seguivo il nonno a debita
distanza per non essere nel raggio d’azione della falce e raccoglievo le spighe
che gli sfuggivano. A dire il vero non erano molte, ma lui mi voleva vicino e
il padre mi aveva incaricato di seguirlo. Gli piaceva il vino e che fosse buono
e non bruschèt o vinot. Nella bota’d cossa marchiata BB,Borri
Bastian,provvedeva lui stesso a mettere il vino “dla bonza bona” poiché sapeva
che Felice avrebbe messo quello del botalin ancora allungato con acqua . Con il
mazzolino di spighe osservavo orgoglioso quel gesto ampio e flessuoso che il
nonno compieva e accompagnavo il suo canto ascoltando la musica che produceva
la falce nel taglio e il mannello cadendo; lo gettava con precisione a formare Ra cheuv-il covone. Quando fermava
per legarla,poiché non voleva fomre antorna, di solito era compito delle donne
legare i mannelli- er giavele, posava la falce e senza smettere di cantare si
allungava, prendeva il gorèt,legava con quel nodo che mi aveva insegnato e
riprendendo il ritmo mi sorrideva e o tacava n’atra canson. Aveva un ampio
repertorio che io avevo ormai appreso ,ma se potevo gli facevo cantare
“Moretto” o “Morettina”.
Allorché la faussia era da moré(affilare) , altra fermata, bevuta
,recupero d’ra co dal coé-contenitore appeso alla cintura dei pantaloni, e
nuovo gesto con musicale accompagnamento. Questo rapiva i miei occhi e le
orecchie ,mentre nonno Bastian con
maestrìa molava la lama e la rendeva lucente e tagliente. Lisciandosi i baffi
mi porgeva la falce e mi invitava a sfiorare la lama dicendomi “s’a lè caoda a
lè pronta a ese eisà.”Se è calda è pronta a essere usata. Sfioravo con cautela
……..e provavo a falciare un pugno di spighe,poi,sapendo qual’era il mio compito
restituivo l’attrezzo
Soddisfatto di aver espletato er mè travaj.
Il rito del taglio del grano procedette in armonia fino a che il
nonno mi mandò dai cavalli.Fermò il lavoro e bevve un sorso a “Garganela” si
asciugò i baffi e mi ordinò:”Mini, và a bèjve là a l’ombra e dajne ‘d cò ai
cavaj” Tron e Losn erano la nostra coppia di cavalli e sembrava avessero capito
,nitrirono all’unisono.
Abbeverati i cavalli bevvi anch’io a garganella e mi sbrodolai,
mi
rivolsi ridendo verso il nonno e notai che si era fermato e aveva raggiunto il
bordo del campo, al ritorno presso di lui vidi che il fazzoletto non era più
annodato al collo bensì fasciava la mano sinistra. Osservai un laghetto rosso ,
ma non di vino, vicino a una cheuv -covone , nonno aveva già ripreso il lavoro.
Al termine del solco si fermò e si sedette, cosa strana per lui, mi guardò coi
suoi occhi chiari ma duri e mettendo il dito indice vicino al naso per
intimarmi silenzio mi mostrò ,in segreto ,svolgendo il fazzoletto insanguinato
,la mano sinistra .Mancavano due dita, “l’èi sotraje là-li ho sotterrati là”
indicandomi il bordo del campo e continuò “l’on disinfétaje col piss e col
vin, la feuja ‘d lapass a férma èl sang-la foglia di lapazio ferma il sangue. Mi
diede da pulire il coltello da innesto che aveva usato a eliminare la pelle e
mi fece segno di falciare , come nulla fosse accaduto. Riprese a cantare con
voce forte, intonò “noi vogliam Dio”. La cantava nei momenti in cui voleva
ringraziare il Signore .
Prendendomi la giavela-mannello mi guardò sorridendo e sussurrò” da
ancheui noi soma i tre dì. (d oggi noi siamo i "Tredì"
DOMENICA CORNAGLIA, la mamma, andava come
“serventa”(donna di servizio) dai marchesi al castello di Sommariva e Mini
continuava il lavoro di “Cartoné”. Fu richiamato militare per la guerra del
’15/’18 e fu preso Prigioniero. Fintosi morto fu lasciato nel mucchio dei
cadaveri con un compagno ferito. Con uno stratagemma prese in spalla il compare
e passò davanti alle guardie salvando sé stesso e l’amico. Non ricevette
decorazioni ma ebbe la riconoscenza a vita dell’amico, ogni volta che si
trovavano all’Osteria, Masin si faceva raccontare come lo aveva salvato e gli
offriva da bere. Mini:”l’on daje in pugn per andurmilo” perché strillava e aveva
paura e avrebbe rovinato la fuga. All’osteria, Mini, ci stava volentieri e
anche troppo
Raccontava la nonna Menica. Lei lo conobbe prima che
andasse militare di leva ed era un bel giovane gran lavoratore e sempre in
viaggio col “Tombarèl” o con il “Carton”. Quando tornò dalla Calabria dopo il
terremoto del 1908 aveva già iniziato a bere ed era cambiato, aveva visto
troppi cadaveri e raccontava di aver già subito dei vaccini e trasfusioni di
sangue che gli facevano avere incubi e visioni. Da gran lavoratore che era
divenne gran frequentatore di osterie. Anna ,la figlia, lo andava a prendere
dall’osteria e con lei tornava a casa cantando. Se andava Bastianin, non
tornava e una volta a casa spaccava tutto”o r’ava èr vin gram”(aveva il vino
cattivo). Il rapporto con Bastianin era conflittuale, il figlio lo sgridava e
lui ci rimaneva male, così, vergognandosi e per difendersi faceva il matto.
Aveva dei momenti in cui era simpatico e anche consapevole di aver maturato un
caratteraccio ma con i figli e la moglie era terribile. Alle processioni,quasi
per espiare le sue colpe portava la croce grande e procedeva scalzo e
incatenato ma dopo la bevuta di rito era nuovamente l’ubriacone che sragionava.
Bastianin crebbe con gli insegnamenti dei nonni e
imparò a rispettare il padre e a giustificare le sue intemperanze, ma visse
addolorato per avere un padre abbrutito dal vino e incapace ad aiutare la
moglie a crescere i propri figli.
Bastianin terminata la terza elementare andò dai
nonni e zii come “Vachè”(vaccaro),ma appena potè andò da garzone di panetteria.
Quella sarebbe stata la sua professione “Panaté” e anche il fratello Felice e
la sorella Anna lo avrebbero aiutato nel forno e in panetteria. A 18 anni aveva
già una buona esperienza ma continuò da garzone fino al 1936 quando partì
militare. Fu arruolato nel 4° Regg.Artiglieria Alpina gruppo Mondovì e rimase come fornaio fino al 3 aprile 1937 e inviato
in Congedo illimitato. Appena torna a casa inizia a far progetti, intanto che
si raggranellano un po’ di soldini per aiutare la mamma che pur di non far
sfigurare la famiglia va a lavorare in campagna e dalla marchesa. Il padre ha
sempre dei comportamenti incomprensibili e ora frequenta anche delle donne che
gli mangiano i pochi soldi che riesce a guadagnare. Su di lui non bisogna
contare,viene persino ad esigere il sacco di grano o di granturco che mamma
Menica e riuscita a produrre nelle terre dei Pralot avute in eredità da nonno
Bastian.
Nel 1938 con l’aiuto di Magna Cichina si va a
rilevare un forno a Verduno. L’idea è quella di avviare la panetteria con Anna
e la zia in negozio in attesa che Felice assolto il servizio militare entri a
collaborare nel Pastin(laboratorio del forno). Si lavora,Verduno è un buon
paese, la gente va a cuocere ma si vende anche pane e
“galuperie”(dolci-golosità).
Limpio racconta
Il 25 Giugno del 1938 passai a Verduno e vidi un’insegna di
Panetteria che sapeva di nuovo. Attratto dal profumo del pane appena sfornato
legai il Biond all’anello drà pila d’r’ara dèr mèrcà( all’anello della pila
dell’ala del mercato). Con mè arrivò uno che mi disse chiamarsi Redento. Era
piccolo biondo ,capelli all’umberta e due occhi chiarissimi con cilia bianche e
doi pomin ross(Guance rosse),spingeva una carretta con due ghirbine.O jera ‘n ciaciarètt! (Uno che
parlava molto!) Vèn a cheuse,bèica che bela pasta(vengo a cuocere,guarda che
bella pasta),sollevò la tela bianca e mi mostrò la pasta già alvà
Lievitata,abbiamo èr panaté neuv e sua soréla nà bela panatéra ,na brunota
marca leon!!! aggiunse sottovoce quasi a confidarmi un segreto. Redènto andò
nel pastino e spaventò i canarini della gabbietta sul tronco che fungeva da
panca.
Io entrai nella Bottega del pane, boia faoss! Aveva ragione
Redento,una bella brunetta stava sistemando dèr biove e di micon sfarinà ,
Bondì disse rivolgendo lo sguardo,mi affrettai a gaveme èr capèl e a ravviarmi
con la mano i capelli schiacciati e risposi al saluto ambajà abbagliato dalla
bellezza di quella ragazza. Aveva la coda di cavallo che raccoglieva i capelli
neri ondulati, la carnagione olivastra la rendeva attraente e il sorriso
leggero interessante. Le chiesi una biova
e lei : l’alo in sachèt che èi la buto ‘n drinta Ha un sacchetto? Così
gliela metto dentro. Le porsi il sacchetto che mamma Tina aveva cucito
ripiegando due fazzolettoni di tela blu a quadri,si chiudeva con un Bindèll una
fettuccia e lo usavamo solo per il pane.
Veul d’aot ?Vuole altro? Si accorse che non le toglievo gli
occhi di dosso e arrossì leggermente ,ch’ame scusa,ch’am daga ‘dcò due tirole
crocante!Mi scusi,mi dia anche due pani lunghi. Rispose: Sì sì son bìn cheuite.
Sì sì son ben cotte.
Incuriosito per la sua parlata le chiesi di dove fosse e
seppi che era di Sommariva nella pianura,il mio dubbio fu confermato. Ero stato
in Africa da militare e avevo un compagno di Sommariva col quale riuscimmo a
tornare con un po’ di fortuna, il suo nome era Borri Bastianin. Glielo dissi e
lei: L’è mé fratèl ,l’è ‘ntèl pastin ! è mio fratello è nel pastino.Lo chiamò e
incredulo fece babola dalla porta e: oh diaolèri cò ‘t fasi sì Limpio? Era
trascorso un anno da quando riuscimmo a tornare dall’Africa e poi fummo
congedati. Ci abbracciammo e mi accompagnò dove aveva il forno. Siediti Limpio
che devo preparare il pane per Redento. Era il Matot che avevo conosciuto
fuori, mi salutò come un vecchio amico e riprese a far fischiettare i canarini.
Bastianin riprese a posare le pagnotte sull’asse con la tela ,aveva una
rapidità che già conoscevo per averlo visto lavorare nel forno a Ualaddaie. Mentre
si muoveva veloce tra le assi posate su cavalletti : ‘tlo pii ‘n cafè ? o,
prima foma colassion ,mi l’è da doi bot dè stanot che scorat (è dalle due di
stanotte che corro) però sono contento perché lavoro per me. Mi piaceva
sentirlo parlare, con la cadenza Turinèisa
e il raccontare gioioso esprimeva felicità e la trasmetteva. Venne Magna
Cichina e ci presentò :
Chiel l’è Limpio ,soma stà soldà ansèma, e chila l’è magna
Cichina ,la sorela d’la mama l’è la nostra banchéra e socia in affari, sènsa
chila saria pà riéssì a dorbe sa panetteria! (Lui è Limpio,siamo stati soldati
insieme,e lei è zia Franceschina.la sorella della mamma,è la nostra banchiera e
socia in affari,senza di lei non sarei riuscito ad aprire il forno.
Era una bella Signora
con i capelli chiari raccolti in un chignon e un vestito signorile che frusciava quando si muoveva. L’on gità ‘s
matèt parèi fon co cheicòs mì.(Ho
aiutato stò ragazzo,così faccio qualcosa anch’io Bastianin mi aveva raccontato
che magna Cichina era rimasta vedova giovane e non aveva figli.
Corse a guardare nel forno dallo spioncino e rapido prese la
pala per sfornare. Aprì entrambe le parti della porta di ghisa e con gesti
morbidi ma felini estrasse sei biove robie (ramate ,ben cotte) e fumanti. Per
qualche momento non parlò più,concentrato a manovrare la pala riempì la prima
ghirbina di Redento che attirato dal profumo era rientrato per assistere alla
sfornatura, con le piccole mani dietro la schiena si pose a debita distanza e
assistette in silenzio al rito lanciandomi qualche occhiata come a dire : Che
bravo e che abilità !
Il religioso silenzio si mantenne per la successiva
infornata di tirole,erano tutte lunghe uguali e gemelle anche nella somatica
dovuta alla lievitazione al pezzo , il taglio aveva prodotto leggere onde e
increspature. Bastianin le scopriva e riverente con due mani ,quasi trattenendo
il respiro le spostava e incolonnava sulla pala lunga. Redento interruppe il
silenzio e con la sua voce stridula : èiro beutti quandi er brèn? Intendeva la
crusca per far scorrere i pezzi . Era
così rapido che il gesto per spargere il brènn sulla pala era sfuggito a
Redento. Io l’avevo notato e risposi per Bastianin” o ra bitòro sta
tranquil!Senza parlare Bastianin prese una pessià (Pizzico) di crusca sul
tavolaccio e tra uno spostamento di una tirola e l’altra la spantiò (sparse)
sullo spazio rimanente gettando un’occhiata di intesa a Dento . Questi sorrise
felice e tornò a seguire le mani e i piedi del fornaio in quei gesti che ti
rapivano e incantavano. Quando ebbe infornato, Dento sospirò.
Bastianin andò al
“gaross”(bigoncio di legno) dell’acqua e si diede una sciacquata al viso e si
asciugò ravviandosi i capelli ,
risistemò la bustina bianca da panaté e fregandosi le mani ci invitò a prendere
la fetta di pane con il formaggio ammorbidito dal calore. Il grammofono suonava
una canzone di Gigli ”Mamma” , negli occhi di Bastianin lessi la gioia di vivere e l’emozione mista a
felicità per l’essere con gli amici. Chiamò la zia e la sorellina e brindammo
con un Pelaverga che aveva il profumo dei fiori e sapeva di spezie. Redento
salì su di un sacco e disse “viva j’amis e viva èr forn èd Bastianin.” Quasi a
presagire il richiamo alle armi Bastianin sommessamente : “Speroma che la
salute e la guèra an lassa andé avanti” e andò a girare il disco che riprese a
suonare “Una furtiva lacrima”.
Ad Agosto del 1939 ci incontrammo nuovamente ,io e
Bastianin, questa volta non nel Pastin ma
in Caserma al 4° Reggimento Alpini con la qualifica di “conducenti”. Fummo
insieme in Albania ,insieme in Russia. Vidi ancora Bastianin “ballare” per
infornare e sfornare , lo vidi “ballare “ in un Isba di Rossosch al suono di
un’armonica,poi sentìi solo più cantare “mamma” ,era Bastianin .Ci perdemmo in
una distesa bianca come la farina , mi risvegliai, la ragazza
russa ballava da sola ,aveva gli occhi di Annetta.
Il 10
agosto 1939 fu una data che lasciò il segno nella famiglia Trèdì. Bastianin era
uscito a guardare le stelle, dalla porta del Pastin di Verduno vide alcune
stelle cadenti e sorrise pensando alla scaramanzia dei desideri. Ne aveva
espressi tanti in cuor suo ma l’importante era procedere bene nel lavoro e
pensò a Maria di Barge compagna di lavoro di Anna, doveva decidersi ad
esprimerle il suo sentimento. Erano le quattro di mattina e la compagnia del
fuoco del forno e dei canarini gli rendevano meno faticosa la notte.
Arrivarono
presto alcune donne a cuocere e iniziò la giornata scherzando con qualcuna che
gli chiedeva quando avrebbe preso moglie. Era solito dire che aveva troppe
donne che lo coccolavano e lo facevano ballare per decidersi a sposarne una. Ma
quella mattina, iniziata con tanti auspici di gioia, serenità e allegria, verso
Mezzogiorno, con l’arrivo di Luigi,il fratello più giovane, si trasformò in un
terremoto che avrebbe cambiato la vita di Bastianin, Annetta e Zia Cichina,
unitamente al paese di Verduno che avrebbe dovuto trovare un altro Panaté.
Luigi recava un telegramma con la dicitura “ Borri Sebastiano è richiamato alle
armi per esigenze eccezionali ai sensi del foglio n°9863. Deve presentarsi al
Distretto per aggregarsi al 4° Reggimento Artiglieria alpina di Mondovì il
giorno 21 Agosto 1939”. Per sdrammatizzare, e consolare la sorellina Bastianin
disse: “oh bin, von a fé an poche éd ferie!”
Nel
giro di pochi giorni smantellarono la panetteria e consegnarono le chiavi e la
licenza del forno in Comune.
Bastianin
andò dai Carabinieri per informarsi meglio circa il richiamo alle armi, ma
quando vide la ressa davanti alla caserma capì che tutto era chiaro, Mussolini
ne aveva combinata un’altra delle sue. Vide parecchi padri di famiglia che protestavano
perché dovevano abbandonare moglie e figli per tornare a “servire la Patria”.
Loro avevano gia servito la patria e soprattutto non volevano andare in guerra.
Non
ci fu nulla da fare. Si salutò la famiglia in lacrime, si depose l’abito nuovo
da “borghese” e si partì.
![]() |
| VERDUNO LETTERE DI BASTIANIN |
Dintorni di Valona 06 Febbraio 1941
|
Carissimo fratello
Felice, Giungo a te con questo povero scritto, sono Sebastiano nella foto vestito
in borghese. Ti faccio sapere che sono in ottima salute come spero di te. Mi ha
fatto piacere ricevere la tua cara lettera con la foto che mi ha fatto
contento. Hai fatto bene a “cimentare”(riprenderlo) padre e avete fatto bene a
comprare la radio. Ah se potessi farvi avere mie notizie via radio! Ah se
potessi parlarti a voce, avrei tante cose da raccontarti! I Greci mi hanno
preso una volta e io sono fuggito però ho perso tutto il mio corredo e zaino. Ma è andata bene, ora i miei
superiori mi daranno nuovamente tutto. Forse adesso faremo parte della
Divisione Julia, per ora l’indirizzo è sempre il solito fino a nuovi ordini.
Cosa mi rincresce “dispiace” è che sono morti dei miei amici di Sommariva:
Tista, Perot , il Borgno, il Naco e altri ancora!
Abbiamo pianto pensando
ai loro genitori! Ci facciamo coraggio, tutto passerà. Io comunque sono sempre
contento e fiero di combattere. Caro Felice, non preoccuparti per me che io per
ora sono fuori pericolo e tutto mi è ancora a favore. Qua tutti i santi giorni
piove e quando al mattino esco dalla tenda e prendo le scarpe sono piene di
acqua! Ci sarà anche fango attaccato a queste pagine! Compatiscimi per il mal
scritto ma sto scrivendo sdraiato per
terra. Guarderò se posso scrivere da un po’ più comodo, e mi farò prendere una
foto e te la invierò. Capisco che
sei preoccupato per me ma per ora non si
può esprimere questa idea (basta con sta guerra )Tutti i santi giorni arrivano
militari dall’Italia.
Che bello se fossi
stato a casa anche tu quando ero in licenza per 10 giorni, sì che ci saremmo divertiti!
Arriverà anche quel
beato giorno!
Capisco che il Padre
potrebbe anche scrivere ma ci vuole tempo e spero che almeno mi pensi.
Purtroppo questo è il suo carattere. Ti invierò qualche soldo perché a me ne
rimangono sempre piuttosto e spero che
li riceverai. Ritiro dalla naia 8Leh al giorno che sarebbero 10 Lire Italiane e
vedrò di inviarne qualcuno alla mamma e voglio sperare che se Padre lavora non
li useranno e li terranno per quando
torno a casa se Dio vorrà. Così li useremo e faremo fare bella figura a tutta
la Famiglia. Se posso qua in Albania mangio bevo e fumo anche per non prendere la malaria, e cercherò di non fare
patire questo mio corpo per fare bella figura .Ti pare faccio bene? Caro Felice
cosa ne dici? Se Dio vuole verrà di nuovo il giorno che saremo nuovamente
insieme e potremo farci le confidenze! Che felicità per me! Lascio la penna con
(rincrescimento) dispiacere caro Felice
e mando una pioggia di baci sul tuo bel
viso ,saluti ai genitori , ai fratelli e a Annetta. Tuo affezionatissimo
fratello Sebastiano
25 10 1942
Carissima sorellina
Anna e pure a te cara mamma,
dopo un mio lungo
silenzio eccomi di nuovo a voi con notizie che la mia salute è sempre stata più
che ottima e così pretendo e auguro a
tutti voi. Sentite cara sorellina e mamma, è da tempo che era mio desiderio di
parlare un pochettino con voi che siete miei primi fedeli, ma la colpa non è
tutta mia e ora ve lo spiegherò. A causa di tutti questi passi che ho fatto per
andare avanti ed ora pure mi trovo indietro e ho perso lo zainetto dove tenevo
la carta per scrivervi. Ed è per questo che mi trovavo sprovvisto di lettere
per scrivervi. E siccome oggi ho ricevuto da te ,e comprendimi,non solo uno
scritto ma bensì tre :una da te una da Felice e una da Maria di Paesana.
Siccome mi trovo molto indietro dal fronte e questi vostri scritti prima di
venire a me se ne vanno alla Batteria. Come ora vedi cara Anna che ho cambiato
indirizzo e così ero privo di vostre buone
notizie. Mi fa molto piacere saper che a casa tutto sta funzionando bene
e vi voglio dire alcune cose che so vi faranno piacere. Di nuovo mi trovo in un
bellissimo paesetto dove questa gente Russa è ancora molto di cuore. E così già
ci siamo sistemati e questo è importante. Il mio Comandante mi ha preso in
grazia e quando gli ho detto che ero panettiere ,lui si è interessato e mi ha
fatto avere un forno in questo bel paese ed ora sono già 15 giorni che preparo
il pane per i soldati. Faccio come mi pare ed è come essere a lavorare per
conto mio,nessuno mi dice niente. Lavoro da solo e non ho mai trovato un posto
così piacevole. Il mio grande desiderio sarebbe di essere con voi,ma credetemi
per star bene non mi sono mai trovato meglio di qua. Queste donne mi portano
uova e miele e lavorando sono al caldo. D’ora in avanti spero di poter ottenere
qualche foglio e busta per potervi scrivere
più sovente. Se volete inviarmi un pacco, fatemi avere anche dell’inchiostro
stilografico e qualche busta. Sappiate che sto bene e fatemi avere vostre
notizie. Grazie cara Anna per tutte le lettere che hai incluso, in due c’era
foglio e busta in un’altra francobolli e una medaglietta. Anche Felice dice che
si trova bene e mi ha detto che vi invia Lire 500.Anch’io appena ci sarà
miglior comodità vi invierò qualcosa. Sentite miei cari, se non li adoperate
metteteli da parte al sicuro ,così
quando torniamo potremo tutti insieme camminare a testa dritta e ce ne
freghiamo di tutti quei parenti ignoranti ed imbecilli.
Giovedì 24 9 42
Salve carissima sorella
e mamma,vi rendo noto che ho ricevuto questa mattina la lettera inviatami il
giorno 13. Sono molto contento che mi dite che state bene e pure io sto bene.
Ho ricevuto altri vostri scritti ma ero in marcia e non ho potuto rispondere
subito. Ma state certi che le vostre lettere non vanno perse e mi fa piacere di
sentirvi sovente .Ho ricevuto anche da Felice e ho saputo che anche lui sta
bene. Sentite,finalmente proprio oggi sono arrivato nel posto vicino al fronte.
Mi trovo in un bel posticino lontano dal pericolo, anche se sento il rombo del
cannone. Carlo Strumia si trova a quattro chilometri da qui , è poco che ci siamo
visti e anche lui sta bene. Bravi ,cari miei, avete fatto benissimo a ritirarmi
per bene il mio tanto desiderato vestito da borghese. Così spero che al mio
ritorno potrò indossarlo. Sono anche contento che padre fa il bravo e che anzi
vi lascia un po’ di granoturco. EH sì ,cara sorellina,sarei felice di essere lì
vicino a te ,e ti sopporterei anche se mi facessi ben disperare. Lo so che
abbiamo passato dei bei giorni insieme ascoltando quella bella radio e che pure
per me è un gran desiderio di esserti di
nuovo vicino,cara Anna e miei cari. In ogni modo finirà. Io sono contento
ugualmente anche se sono qua, lontano da voi tutti ma ben vicino con il cuore e
fiero di essere in gradi di affrontare qualsiasi ostacolo.Senti cara sorella,se
aspetti me ad uccidere l’oco ,poi viene un po’
duro! Ma si mangia lo stesso.
Ti ringrazio delle
Benedizioni che mi mandi ,ti ricompenserò poi al mio ritorno. Pure io sono del
tuo parere, che quando si riceve posta da voi tutto è più fiorito. Il mio unico
dispiacere è che non posso più avere nessun divertimento , qui non so neppure
quando è festa! Non ho neppure fatto gli auguri a Maria di Paesana non sapendo
se in questi mesi era il suo Onomastico.
Stai contenta cara
sorella e non lacrimare e se vuoi pregare fai bene. Sono pure contento
dell’immagine della Madonna che mi hai inviato,la custodisco! Scusatemi ancora
cara Anna e cara mamma se vi scrivo un po’ male ,ma sapete che mi manca la
sedia e il tavolino. Domani nuovamente vi parlerò ma ora devo smettere perché
già viene notte e debbo ancora andare a prendermi un po’ di paglia per dormirci
sopra.
Ciao a tutti dal vostro
Sebastiano. Pure sono contento di te cara mamma che mi ricordi Ciau.
|









Nessun commento:
Posta un commento