CAPRA CARLO ALPINO 1921 a SINIO racconta
https://youtu.be/_OG6AU1uNJU
In
Russia :15 giorni in treno e dieci a piedi
Partii soldato il 10 Gennaio
1941,andai a Mondovì e fui arruolato nel Battaglione Mondovì-11°a Compagnia del
1° Reggimento alpini. Facemmo l’addestramento a Mondovì e i campi a Vinadio, l’anno
successivo, il 2 Agosto 1942 ci trasferirono in Russia. Mi avevano messo nei
Conducenti muli e me ne fu assegnato uno che era speciale!. Partimmo il due e
arrivammo il 17 Agosto. La destinazione era il Caucaso, poi arrivati in Russia
ci fecero camminare più di dieci giorni in strade sterrate con “in povrass e
gnènte da bèive!”(un polverone! E niente da bere!).Con questa marcia arrivammo
dove eravamo destinati: “ansìma ar Don”(sulle rive del fiume Don) . Io e il mio
mulo fummo scelti per andare al Comando di Divisione.
250
muli e 250 uomini
Un Colonnello ci disse, indicandoci la stalla
accampamento, “stalì, fin co fioca nèn a rè ra vostra cà e non avete nulla da
fare, ma preparatevi,perché quando nevicherà”r’ avrèi da voghe cheicòs!” Allora
noi abbiamo scavato “dii boch”(delle fosse nella terra ) e ci siamo scavati la
cucina sottoterra. Eravamo in un capannone dove c’erano 250 muli in una
metà,nell’altra metà dormivamo noi soldati conducenti muli. Per dormire ci
preparammo delle brande con del legno recuperato nei boschi e dei rami ,sui
quali mettemmo un po’ di paglia. Quando venne il freddo, pur nel capannone”con
500 bestie “antra noi e i mù ,er fià o iéra tut giasà” .
Sedicimila
miche ‘d pan
Con i muli si andava a
caricare “ra roba “ai magazzini e la portavamo alla Sussistenza , qui
producevano 15 16 mila Miche ‘d pan” che poi altri muli portavano in linea. Noi
,con il Comando Divisione eravamo un po’ lontani dalle prime linee,tuttavia se
avessero voluto bombardarci avrebbero potuto benissimo. Ci passavano sopra con
gli aerei e lanciavano dei manifestini che dicevano:” Non consideriamo nemici
gli Italiani,arrendetevi o sarete annientati!” Ma chi elo co và a arèndse!? “Mi
comandava nèn e fova cos chì im divo i Comandant!” (Ma chi è che va ad
arrendersi!? Io non comandavo,e facevo cosa mi dicevano i comandanti!).
I ran
sarane lì
Verso il 17 Gennaio iniziò la
ritirata,prima ci fecero andare sulle rive del Don, poi tornammo indietro per 4
giorni e non incontrammo nessuno , poi trovammo i Russi e ci fu un
combattimento “da ra matin fin ché o so o rè andà sota! Iè staie tanti ‘d sì mort e frì che…roma lassaje
lì neh!,voti ch’ìi porteisso andoa? An tristèss tèmp da dré son rivane a col! I
ran sarané lì! (dal mattino fino a che
il sole tramontò, ci furono tanti morti e feriti e li lasciammo lì poichè non
sapevamo dove portarli! Nel contempo arrivarono i Russi anche da dietro e ci
furono addosso, ci chiusero lì!) Il 26 gennaio, in piena
ritirata, a Nikolajevka c'è una sanguinosa battaglia, per aprirsi un varco
nello sbarramento sovietico: muoiono dai quattro ai seimila soldati
C’era tutta la Divisione e fu
in quel momento che il Generale bruciò la Bandiera italiana! Radunò i
comandanti ,e ai ufissiai ch’o rava antorna “ disse “ Oramai soma pèrdu,
arangéve se pori!”
Son
campome ra cuverta an spala e son andò…..
Vigin do Scairòt, fìi èd
Michel do Scairòt” ò iéra mè cusin!(era
mio cugino”)lui era nella decima Compagnia e io nell’11a “soma sempre stò
ansèm! Ci dicemmo” non perdiamoci, tanto dobbiamo stare prigionieri e non c’è
null’altro da fare!” Detto questo volle andare ancora fino dai muli , nel
mentre “ ii ruvlo pà er mè Tènènt che
era di San Michele Mondovì, con il Tenente Gatti di Bossolasco “ch’om fa <
andoma Capra ,bèica gnènte!” (andiamo Capra non aspettare niente) ,mi buttai la
coperta in spalla e partìi con loro,” Mè cusin è rò pi nèn vistro e ò rè pi nèn
tornò a cà!” Mio cugino non l’ho più visto e non è più tornato a casa! Passammo
davanti a un campo e camminammo tutta la notte “o iéra ed neut, sednò in
brusavo! Era di notte , e non ci potevano vedere, altrimenti ci avrebbero
sterminati!) In quella notte le mitraglie dei Russi “son avnie rosse, da ra
forsa ch’ ì sparavo!” Sono diventate incandescenti per lo sparare. Al mattino
abbiamo trovato dei Tedeschi, loro avevano ancora le armi, le slitte e tutto.
R’ispirassion
a ra torna salvame!(L’ispirazione mi ha salvato!)
Gli ufficiali ci dicono di
andare presso delle case per scaldarci e asciugarci un po’ poiché eravamo
“gelati”! “Scapiss,ravo marciò tuta ra not antra fioca! Certo, avevamo
camminato tutta la notte nella neve!”.Comunque, sti Ufficiali ci dissero anche
“ chi vuole venire bene,chi non vuole vada, perché non sappiamo se facciamo
bene o male a fermarci”.A mì, an tèss moment ié vnime n’ispirassion: fatt, èt
vèii nèn,son nen andò! In quel momento mi venne un’ispirazione, fatto,non
fermarti, e non andai” Non riuscirono ad arrivare dalle case perché uscirono
dei carri armati Russi che iniziarono a sparare,”bonòr” (fortuna) che vedendo
un gruppo di Tedeschi ,deviarono il fuoco su di loro! Tuttavia vidi ancora il
mio Tenente e il Tenente Gatti,ma d’iatri è rò pì nèn vist gnun! (ma degli
altri che andarono verso le case non vidi più nessuno!)
Soma
restò antra doi!(Siamo rimasti in due!)
Quando i Russi si allontanarono per inseguire i Tedeschi,
mi sollevai dalla neve e vidi che eravamo rimasti solo io e un Capitano cappellano
militare, questi mi dice: “stoma sì ,mi ìi dag na Benedission a sì mort e po’,
pì ché sté pèrzoné jè nèn a fé.(stiamo qui,io impartisco una Benedizione a
questi morti e poi non c’è altro da fare che farsi prendere prigionieri).
In lontananza si vedevano dei movimenti e gli dissi:”Io
voglio raggiungere quel posto laggiù, se sono Russi pace, se sono Italiani mi
aggrego!”Mi avviai da solo e il Cap.Cappellano rimase là. Laggiù, trovai gli
Alpini della Tridentina della Julia,
j’ero Italian! Èti capì?(erano italiani! Hai capito?). Dopo
sei o sette giorni ritrovai nuovamente il Cappellano che mi disse;
Ho fatto la strada che hai fatto te!
La Tridentina era ancora in forza, i suoi alpini avevano
ancora le armi,quelli della Julia un po’ meno. Noi rimanemmo sbandà con la
Tridentina e la Julia. Presso questo Reparto ritrovai tre miei compagni: uno di
Limone uno di Frabosa , e uno di Monasterolo. Con questi trovammo un mulo con
la slitta, era di un Alpino mort srà- gelato.
Coraggio
ragazzi ,siamo fuori!
Il 26
gennaio 1943 è una data sacra per gli Alpini: è il lunghissimo
giorno in cui, dopo dieci giorni di marcia nel gelo della steppa ucraina,
riuscirono a sfondare la linea nemica al ponte della ferrovia di Nikolajewka e
a uscire dalla sacca in cui si erano trovati rinchiusi. È una battaglia di
un'epica antica, rivestita di follia e di coraggio. Nuto Revelli
Marciammo fino alla
fine della ritirata ma dovemmo ancora passare attraverso una battaglia che fu
durissima. Ricordo che bombardavano e c’era il Generale del Corpo d’armata che
“dricc o braiova: coraggio ragazzi che siamo fuori!”. Passammo attraverso un
paese di case fatte di paglia, buttarono un po’ di bombe incendiarie e queste
presero fuoco, così potemmo andare oltre. Camminammo ancora due giorni e
arrivammo dove c’era il treno. Io iniziavo avere i piedi congelati e mi andò bene
che salii sul treno! Laggiù, almeno, mangiavamo patate e rape, sul treno nessuno
ci dava niente! Arrivammo in una stazione e trovai uno che aveva “na mica ed
pan” gli chiesi quanto voleva ,mi disse che non voleva soldi ma vestiario. Avevo
due maglioni, me ne tolsi uno e lo scambiai con la pagnotta di pane.
In Ospedale a Varsavia
Arrivammo a Varsavia
dove ci portarono in Ospedale e rimanemmo 8 giorni, ci tagliarono le scarpe e
ci medicarono i piedi congelati.< O rè lì chi ran rancame r’onge dii dì di
pè!> Sènsa anestesia! Per questo intervento ,ricordo che impallidìi, ma per
farmi riprendere un infermiere mi buttò dell’alcool an trà schina,Sì che son
arpiame lì! Da Varsavia siamo venuti in Italia,eravamo tutti senza scarpe, ci
fasciarono i piedi con delle pezze di coperta militare.
Un Colonnello propi
Marì!(proprio cattivo!)
Mi portarono in
Ospedale a Sant Eremo in Colle in provincia di Bari .Ci rimasi finché non fui
guarito , poi mi mandarono a casa in convalescenza. Dopo settanta giorni andai
a Savigliano presso l’Ospedale militare per la visita di controllo. Trovai un
Colonnello medico “propi marì!”proprio cattivo. Mi indicò un soldato al quale
avevano tagliato tutte le dita dei piedi e mi disse: “Vedi questo? Lui è
congelato “e tì trèi gnente! (tu non hai nulla).Mi diede quattro mesi di
Categoria “Menomato” per cui non potevo andare nelle compagnie operative. Contento
,perché speravo di rimanere a Mondovì in magazzino, dopo 4 giorni fui spedito a
Monza in una Caserma presidiaria del 5° Reggimento Alpini. Qui, tutti gli
Ufficiali erano dei richiamati, e si stava bene, non si faceva nulla. Il mio
Tenente era un Avvocato di Milano” in brav’om chiellà! “un bravo uomo!”.Quando
si giunse all’8 Settembre , cominciammo vedere le tradotte che portavano
militari in Germania e il Colonnello non voleva che lasciassimo la caserma! Noi
dicevamo:”Iste, adèss da na man,i vèno sì,in pio e in porto an Germania!”(sta’
vedere che adesso vengono i Tedeschi e ci portano in Germania!). Chiesi al mio Tenente” ma cosa antlo fé sì?”(Cosa
bisogna fare?) lui mi rispose “Fa’ mac che scapé, po scap co mì!”Era proprio
uno bravo,mi disse ancora “se vieni denunciato per diserzione io ti difendo per
niente!”
Nuovamente in cammino
Al mattino scappai con
uno di Alessandria e uno di Genova. Scappammo attraverso i campi e andammo da
una famiglia in campagna e ci diedero degli abiti da borghesi. Andammo a
prendere il treno a Milano e nonostante ci fosse pieno di Tedeschi non ci
dissero nulla poiché non eravamo vestiti da militari! Sul treno ,i ferrovieri
ci consigliarono di scendere prima di Alessandria poiché c’era il posto di
blocco. Scendemmo prima e riprendemmo a camminare attraverso i campi finchè non
ci trovammo a dover attraversare il fiume Tanaro. Ci indicarono una famiglia
che aveva un navèt ,senonché ci dissero che “Tane o rava portairo via!”,ci
mostrarono un guado dove erano già passati altri e seguendo quello di Genova
che sapeva nuotare,andammo sull’altra riva. Con il treno arrivai alla Stazione
di Barbaresco,da lì ,a piedi salìi in Como
e poi an Borine ,finalment a cà, “Dop d’anlora son mai pì scapà da ca!
La figlia di Michel der
Castlé venne a chiedermi per sapere di suo marito e non voleva credere che
fosse arrivato in Russia e non tornato ! Suo marito era nella Compagnia dei
Complementari . Mi ricordavo che quando scendemmo dal treno gli portai lo zaino
,poi io andai da un’altra parte, inoltre, quando arrivammo noi la ritirata era
già iniziata da un po’! Chissà dove era finito suo marito!
Anta trovése ant coi moment là! (Bisogna trovarsi in quelle
situazioni!)
Quando ci dissero “si
salvi chi può” e ci eravamo già avviati in 25 o 30 , arrivò un colonnello e non
voleva che andassimo, cercava quelli della Cuneense e ordinava di rimanere!
Siccome però si era capito che rimanere in coda voleva dire essere presi dai
Partigiani Russi, nessuno lo ascoltava. Successe che arrivarono due aerei a
mitragliare e avreste dovuto vedere quel Colonnello come scappava!! E i militari
che gli urlavano:” perché non stai in coda con la Cuneense?” Dovevate sentire
“con chi iero arvirà!”, perché ….anta prové a trovése ant coi momènt là!” (come
erano arrabbiati ! perché bisogna aver provato quelle situazioni!!)
Dopo 10 giorni di ripiegamento e 200 chilometri di marce, morirono 13990 Alpini (di cui 390
ufficiali) su 20.460 Alpini (17460 + 3000 dei Battaglioni Complemento) qual'era
l'organico della Divisione Cuneense.