giovedì 3 agosto 2023

 

CAPRA CARLO ALPINO 1921 a SINIO racconta  





https://youtu.be/_OG6AU1uNJU    

In Russia :15 giorni in treno e dieci a piedi

Partii soldato il 10 Gennaio 1941,andai a Mondovì e fui arruolato nel Battaglione Mondovì-11°a Compagnia del 1° Reggimento alpini. Facemmo l’addestramento a Mondovì e i campi a Vinadio, l’anno successivo, il 2 Agosto 1942 ci trasferirono in Russia. Mi avevano messo nei Conducenti muli e me ne fu assegnato uno che era speciale!. Partimmo il due e arrivammo il 17 Agosto. La destinazione era il Caucaso, poi arrivati in Russia ci fecero camminare più di dieci giorni in strade sterrate con “in povrass e gnènte da bèive!”(un polverone! E niente da bere!).Con questa marcia arrivammo dove eravamo destinati: “ansìma ar Don”(sulle rive del fiume Don) . Io e il mio mulo fummo scelti per andare al Comando di Divisione.

250 muli e 250 uomini

 Un Colonnello ci disse, indicandoci la stalla accampamento, “stalì, fin co fioca nèn a rè ra vostra cà e non avete nulla da fare, ma preparatevi,perché quando nevicherà”r’ avrèi da voghe cheicòs!” Allora noi abbiamo scavato “dii boch”(delle fosse nella terra ) e ci siamo scavati la cucina sottoterra. Eravamo in un capannone dove c’erano 250 muli in una metà,nell’altra metà dormivamo noi soldati conducenti muli. Per dormire ci preparammo delle brande con del legno recuperato nei boschi e dei rami ,sui quali mettemmo un po’ di paglia. Quando venne il freddo, pur nel capannone”con 500 bestie “antra noi e i mù ,er fià o iéra tut giasà” .

Sedicimila miche ‘d pan

Con i muli si andava a caricare “ra roba “ai magazzini e la portavamo alla Sussistenza , qui producevano 15 16 mila Miche ‘d pan” che poi altri muli portavano in linea. Noi ,con il Comando Divisione eravamo un po’ lontani dalle prime linee,tuttavia se avessero voluto bombardarci avrebbero potuto benissimo. Ci passavano sopra con gli aerei e lanciavano dei manifestini che dicevano:” Non consideriamo nemici gli Italiani,arrendetevi o sarete annientati!” Ma chi elo co và a arèndse!? “Mi comandava nèn e fova cos chì im divo i Comandant!” (Ma chi è che va ad arrendersi!? Io non comandavo,e facevo cosa mi dicevano i comandanti!).

I ran sarane lì

Verso il 17 Gennaio iniziò la ritirata,prima ci fecero andare sulle rive del Don, poi tornammo indietro per 4 giorni e non incontrammo nessuno , poi trovammo i Russi e ci fu un combattimento “da ra matin fin ché o so o rè andà sota! Iè  staie tanti ‘d sì mort e frì che…roma lassaje lì neh!,voti ch’ìi porteisso andoa? An tristèss tèmp da dré son rivane a col! I ran sarané  lì! (dal mattino fino a che il sole tramontò, ci furono tanti morti e feriti e li lasciammo lì poichè non sapevamo dove portarli! Nel contempo arrivarono i Russi anche da dietro e ci furono addosso, ci chiusero lì!) Il 26 gennaio, in piena ritirata, a Nikolajevka c'è una sanguinosa battaglia, per aprirsi un varco nello sbarramento sovietico: muoiono dai quattro ai seimila soldati

 C’era tutta la Divisione e fu in quel momento che il Generale bruciò la Bandiera italiana! Radunò i comandanti ,e ai ufissiai ch’o rava antorna “ disse “ Oramai soma pèrdu, arangéve se pori!”

Son campome ra cuverta an spala e son andò…..

Vigin do Scairòt, fìi èd Michel do Scairòt” ò  iéra mè cusin!(era mio cugino”)lui era nella decima Compagnia e io nell’11a “soma sempre stò ansèm! Ci dicemmo” non perdiamoci, tanto dobbiamo stare prigionieri e non c’è null’altro da fare!” Detto questo volle andare ancora fino dai muli , nel mentre “ ii ruvlo pà er mè Tènènt  che era di San Michele Mondovì, con il Tenente Gatti di Bossolasco “ch’om fa < andoma Capra ,bèica gnènte!” (andiamo Capra non aspettare niente) ,mi buttai la coperta in spalla e partìi con loro,” Mè cusin è rò pi nèn vistro e ò rè pi nèn tornò a cà!” Mio cugino non l’ho più visto e non è più tornato a casa! Passammo davanti a un campo e camminammo tutta la notte “o iéra ed neut, sednò in brusavo! Era di notte , e non ci potevano vedere, altrimenti ci avrebbero sterminati!) In quella notte le mitraglie dei Russi “son avnie rosse, da ra forsa ch’ ì sparavo!” Sono diventate incandescenti per lo sparare. Al mattino abbiamo trovato dei Tedeschi, loro avevano ancora le armi, le slitte e tutto.

R’ispirassion a ra torna salvame!(L’ispirazione mi ha salvato!)

Gli ufficiali ci dicono di andare presso delle case per scaldarci e asciugarci un po’ poiché eravamo “gelati”! “Scapiss,ravo marciò tuta ra not antra fioca! Certo, avevamo camminato tutta la notte nella neve!”.Comunque, sti Ufficiali ci dissero anche “ chi vuole venire bene,chi non vuole vada, perché non sappiamo se facciamo bene o male a fermarci”.A mì, an tèss moment ié vnime n’ispirassion: fatt, èt vèii nèn,son nen andò! In quel momento mi venne un’ispirazione, fatto,non fermarti, e non andai” Non riuscirono ad arrivare dalle case perché uscirono dei carri armati Russi che iniziarono a sparare,”bonòr” (fortuna) che vedendo un gruppo di Tedeschi ,deviarono il fuoco su di loro! Tuttavia vidi ancora il mio Tenente e il Tenente Gatti,ma d’iatri è rò pì nèn vist gnun! (ma degli altri che andarono verso le case non vidi più nessuno!)

Soma restò antra doi!(Siamo rimasti in due!)

Quando i Russi si allontanarono per inseguire i Tedeschi, mi sollevai dalla neve e vidi che eravamo rimasti solo io e un Capitano cappellano militare, questi mi dice: “stoma sì ,mi ìi dag na Benedission a sì mort e po’, pì ché sté pèrzoné jè nèn a fé.(stiamo qui,io impartisco una Benedizione a questi morti e poi non c’è altro da fare che farsi prendere prigionieri).

In lontananza si vedevano dei movimenti e gli dissi:”Io voglio raggiungere quel posto laggiù, se sono Russi pace, se sono Italiani mi aggrego!”Mi avviai da solo e il Cap.Cappellano rimase là. Laggiù, trovai gli Alpini della Tridentina della Julia,

j’ero Italian! Èti capì?(erano italiani! Hai capito?). Dopo sei o sette giorni ritrovai nuovamente il Cappellano che mi disse;

Ho fatto la strada che hai fatto te!

La Tridentina era ancora in forza, i suoi alpini avevano ancora le armi,quelli della Julia un po’ meno. Noi rimanemmo sbandà con la Tridentina e la Julia. Presso questo Reparto ritrovai tre miei compagni: uno di Limone uno di Frabosa , e uno di Monasterolo. Con questi trovammo un mulo con la slitta, era di un Alpino mort srà- gelato.

Coraggio ragazzi ,siamo fuori!  

Il 26 gennaio 1943 è una data sacra per gli Alpini: è il lunghissimo giorno in cui, dopo dieci giorni di marcia nel gelo della steppa ucraina, riuscirono a sfondare la linea nemica al ponte della ferrovia di Nikolajewka e a uscire dalla sacca in cui si erano trovati rinchiusi. È una battaglia di un'epica antica, rivestita di follia e di coraggio. Nuto Revelli

Marciammo fino alla fine della ritirata ma dovemmo ancora passare attraverso una battaglia che fu durissima. Ricordo che bombardavano e c’era il Generale del Corpo d’armata che “dricc o braiova: coraggio ragazzi che siamo fuori!”. Passammo attraverso un paese di case fatte di paglia, buttarono un po’ di bombe incendiarie e queste presero fuoco, così potemmo andare oltre. Camminammo ancora due giorni e arrivammo dove c’era il treno. Io iniziavo avere i piedi congelati e mi andò bene che salii sul treno! Laggiù, almeno, mangiavamo patate e rape, sul treno nessuno ci dava niente! Arrivammo in una stazione e trovai uno che aveva “na mica ed pan” gli chiesi quanto voleva ,mi disse che non voleva soldi ma vestiario. Avevo due maglioni, me ne tolsi uno e lo scambiai con la pagnotta di pane.

In Ospedale a Varsavia

Arrivammo a Varsavia dove ci portarono in Ospedale e rimanemmo 8 giorni, ci tagliarono le scarpe e ci medicarono i piedi congelati.< O rè lì chi ran rancame r’onge dii dì di pè!> Sènsa anestesia! Per questo intervento ,ricordo che impallidìi, ma per farmi riprendere un infermiere mi buttò dell’alcool an trà schina,Sì che son arpiame lì! Da Varsavia siamo venuti in Italia,eravamo tutti senza scarpe, ci fasciarono i piedi con delle pezze di coperta militare.

Un Colonnello propi Marì!(proprio cattivo!)

Mi portarono in Ospedale a Sant Eremo in Colle in provincia di Bari .Ci rimasi finché non fui guarito , poi mi mandarono a casa in convalescenza. Dopo settanta giorni andai a Savigliano presso l’Ospedale militare per la visita di controllo. Trovai un Colonnello medico “propi marì!”proprio cattivo. Mi indicò un soldato al quale avevano tagliato tutte le dita dei piedi e mi disse: “Vedi questo? Lui è congelato “e tì trèi gnente! (tu non hai nulla).Mi diede quattro mesi di Categoria “Menomato” per cui non potevo andare nelle compagnie operative. Contento ,perché speravo di rimanere a Mondovì in magazzino, dopo 4 giorni fui spedito a Monza in una Caserma presidiaria del 5° Reggimento Alpini. Qui, tutti gli Ufficiali erano dei richiamati, e si stava bene, non si faceva nulla. Il mio Tenente era un Avvocato di Milano” in brav’om chiellà! “un bravo uomo!”.Quando si giunse all’8 Settembre , cominciammo vedere le tradotte che portavano militari in Germania e il Colonnello non voleva che lasciassimo la caserma! Noi dicevamo:”Iste, adèss da na man,i vèno sì,in pio e in porto an Germania!”(sta’ vedere che adesso vengono i Tedeschi e ci portano in Germania!).  Chiesi al mio Tenente” ma cosa antlo fé sì?”(Cosa bisogna fare?) lui mi rispose “Fa’ mac che scapé, po scap co mì!”Era proprio uno bravo,mi disse ancora “se vieni denunciato per diserzione io ti difendo per niente!”

Nuovamente in cammino

Al mattino scappai con uno di Alessandria e uno di Genova. Scappammo attraverso i campi e andammo da una famiglia in campagna e ci diedero degli abiti da borghesi. Andammo a prendere il treno a Milano e nonostante ci fosse pieno di Tedeschi non ci dissero nulla poiché non eravamo vestiti da militari! Sul treno ,i ferrovieri ci consigliarono di scendere prima di Alessandria poiché c’era il posto di blocco. Scendemmo prima e riprendemmo a camminare attraverso i campi finchè non ci trovammo a dover attraversare il fiume Tanaro. Ci indicarono una famiglia che aveva un navèt ,senonché ci dissero che “Tane o rava portairo via!”,ci mostrarono un guado dove erano già passati altri e seguendo quello di Genova che sapeva nuotare,andammo sull’altra riva. Con il treno arrivai alla Stazione di Barbaresco,da lì ,a piedi salìi in Como  e poi an Borine ,finalment a cà, “Dop d’anlora son mai pì scapà da ca!

La figlia di Michel der Castlé venne a chiedermi per sapere di suo marito e non voleva credere che fosse arrivato in Russia e non tornato ! Suo marito era nella Compagnia dei Complementari . Mi ricordavo che quando scendemmo dal treno gli portai lo zaino ,poi io andai da un’altra parte, inoltre, quando arrivammo noi la ritirata era già iniziata da un po’! Chissà dove era finito suo marito!

Anta trovése ant coi moment là! (Bisogna trovarsi in quelle situazioni!)

Quando ci dissero “si salvi chi può” e ci eravamo già avviati in 25 o 30 , arrivò un colonnello e non voleva che andassimo, cercava quelli della Cuneense e ordinava di rimanere! Siccome però si era capito che rimanere in coda voleva dire essere presi dai Partigiani Russi, nessuno lo ascoltava. Successe che arrivarono due aerei a mitragliare e avreste dovuto vedere quel Colonnello come scappava!! E i militari che gli urlavano:” perché non stai in coda con la Cuneense?” Dovevate sentire “con chi iero arvirà!”, perché ….anta prové a trovése ant coi momènt là!” (come erano arrabbiati ! perché bisogna aver provato quelle situazioni!!)

Dopo 10 giorni di ripiegamento e 200 chilometri di marce, morirono 13990 Alpini (di cui 390 ufficiali) su 20.460 Alpini (17460 + 3000 dei Battaglioni Complemento) qual'era l'organico della Divisione Cuneense.

 

                      


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